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Diario
15 novembre 2009
Dalla Nanoscienza alla Nanoarte
Artblog sarà presente in Francia, a Parigi (presso la Sorbona e il Campus Curie, giovedì 19 novembre), nell'ambito del progetto Nanoarte.
Forniremo rapporti e visioni dal vivo nei prossimi post.
nanoscienza
nanoarte
| inviato da artblog il 15/11/2009 alle 7:35 | |
19 gennaio 2009
Rivisitato e scorretto: Gino De Dominicis
 Gino De Dominicis, 1963 - Still Video
Se Gino De Dominicis avesse
eccezionalmente acconsentito, in vita (perché è nota come la sola
ipotesi saltò per non essere stato egli assecondato, negli anni Novanta,
nella richiesta molto ecologica e poco stravagante di viaggiare in nave),
ad una sua mostra al PS1 di NewYork, Roberta Smith avrebbe fatto le medesime considerazioni di oggi sul NYT? Di sicuro o con molta probabilità Smith avrebbe fatto le medesime riflessioni, pervenendo a conclusioni pressoché simili, se GDD fosse stato ancora in vita. Non sembra provenire dunque da condizioni postume il coraggio che ha indotto la giornalista, critica del NYT, a considerazioni di un certo peso e portata.
Tuttavia,
la lettura in salsa rosa dell’artista marchigiano che in tutto e per
tutto ha riflettuto il disagio e la schizofrenia del suo tempo, sembra
attendibile, nel senso che ha del vero e del falso allo stesso tempo. Come dire: a) che Gino De Dominicis sia stato la riedizione di artisti come Dalì o Bayers
in una veste tutta italiana e che di conseguenza sia stato percepito,
in parte, come un "fenomeno da baraccone", non è una lettura anomala né
infondata, altri oltre alla Smith hanno
avuto modo di sostenere cose simili in precedenza. E' dunque ipotesi
realistica. Più sconcertante e deludente è l'dea, tendenziosa, invece, di decadenza assunta come filo conduttore del profilo dell’artista; b)
che ciò sia poi conseguente ad un contesto, di certo decadente altresì
provinciale dell'Italia, durante tutta la seconda metà del Novecento, è
ancora altra considerazione ineluttabile. Forse il vero dito nella
piaga è l’esame di un’Italia senza identità politica, priva di progetti
sull’arte, che ha registrato solo la crescita di interessi lobbistici e
manipolatori fra galleristi, mercanti, case d'aste, fiere, musei,
critici ed editori. Un processo tuttora in corso.
Di fronte ad un simile apparato, come può un genio o un artista del nostro tempo non rispondere in modo anomalo? Rimandando volentieri ad altra sede gli aspetti oppressivi del sistema-italia dell’arte, di sicuro le considerazioni della Smith non sono meno vere per l’America, altresì decadente nella sua totalità oggi. Gli
Stati Uniti, è noto, non vivono tempi migliori, se solo si pensa come il
testimone dell’arte stia per passare interamente al Giappone, alla Cina
e anche all’India, culture in larga espansione e con un nuovo
sogno da regalare al mondo. E questo non certo per dire che le analisi di Smith siano considerazioni inattuali, ma solo per ribadire con
la medesima che la decadenza è nell’aria, oggi più che mai.
Diversamente, come potrebbe accadere che una critica si riduca a tali,
o simili considerazioni? E’ vero che il sistema economico vive di leve e
che la polemica servirà a far lievitare (o diversamente a deprimere) il
mercato attorno a GDD. Ed è altresì vero che la mostra al PS1 non è
esaustiva, né rende merito vero alla produzione e alla reputazione del
nostro artista, di conseguenza è tutto molto riduttivo, per cui un
critico può anche avere difficoltà serie ad entrare, anche solo in
parte, nelle logiche delle lobby.
Per GDD, la cui opera rimane pur sempre una sintesi formidabile tra concettuale e nuova figurazione
ovvero un ibrido, non sottoposto a compromessi, ritengo che occorra
attendere, mentre si attingeranno nuove e ulteriori informazioni o si
cercheranno approfondimenti, dettagli, magari proprio entrando con
spirito più devoto nella sua risata, in quella sua opera isterica e inquietante intitolata “D-Io”. Quella risata è anche la prima risposta a tutti
coloro che hanno desiderato approfittare della sua naturale "uscita di
scena", per una mostra a NYC. Quello che può veramente interessare di De Dominicis
artista, oggi, sono altresì, oltre alle opere, il vissuto o la
vita, che già in forma di gossip sarebbe più stimolante e proficuo
indagare. La vita di GDD è un esempio perfetto di
sovrapposizione, cercata e teorizzata, tra arte e vita. E proprio De
Dominicis, che per lungo tempo ha lavorato sull’assenza, sul vuoto e sulla
sua metafisica, lui, artista che amava la morte più della vita, che
accarezzava l’anomalia, l’instabilità, la follia, andrebbe raccontato
diversamente. E questo, in fondo, non certo per assecondare un sommario
e depresso altresì deprimente compromesso tra mercato e storia. Una falsa storia. (Ad.Ma.)
new york times
gino de dominicis
ps1
| inviato da artblog il 19/1/2009 alle 19:53 | |
3 aprile 2008
Rappresentare il vuoto
Per nove mesi di seguito Artblog si è chiesto ripetutamente, prima di riprendere col solito ritmo, come poter rappresentare il vuoto istituzionale, come rappresentare il bluff? Abbiamo quindi resistito e resistito, occupandoci di altro, viaggiando in continenti emergenti, come l'India, e osservando la vita e l'arte altrove, dove si lavora e si vive anche del proprio lavoro. Abbiamo pensato che l'unico modo di dare senso al vuoto potesse essere interrompere le pubblicazioni giornaliere del diario, privare il tempo di ogni notizia vera o fasulla, sull'arte il suo contorno. Sono accadute molte cose, nel piccolo mondo di Artblog, mentre al restante mondo dell'arte è accaduto molto poco. Tutti sono sopravvissuti, forse qualcuno è anche morto, qualcun'altro si è ammalato (non è proprio un male ammalarsi, almeno accade qualcosa, prima di morire di noia...). A noi è capitato anche questo, senza però restarne travolti né stravolti. Pensiamo di essere cresciuti, dentro e fuori.
| inviato da artblog il 3/4/2008 alle 2:5 | |
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